MICHELINO QUARANTA

FUCILATO A COLLEGNO

 

Quaranta Michelino

 

Michelino Quaranta era nato a San Maurizio il 1° settembre 1921.

"Michele il biondo" faceva parte di una formazione partigiana garibaldina di bassa valle comandata da Fino Vaudagna, che operava nella zona di Caselle e Malanghero, collegata alla 19a Divisione guidata da Rolandino.

Per sfuggire alle perquisizioni dei nazifascisti, con il fratello Mario aveva scavato un rifugio ai bordi del cortile di casa, mentre per proteggere le tre pistole che detenevano scavarono una botola sotto le gabbie dei conigli.

“Quei rifugi – ricordava Mario – ci servirono fino al terribile giorno del 26 dicembre 1944.

Era stato emesso un “bando” della Repubblica di Salò, per amnistiare i clandestini per il rilascio della tessera annonaria. Questo significava lavoro e la sicurezza di avere il pane.

Mentre Michele si recava in Comune a San Maurizio Canavese a presentarsi, fu riconosciuto per strada dalla “Mirella”.

Lei abitava a Ceretta e ci conosceva molto bene. Sapeva dei trascorsi di mio fratello nelle file partigiane e andò subito a denunciarlo ai fascisti della “Nembo”.

Questi lo arrestarono e lo condussero nelle scuole elementari trasformate in caserma e prigione.

Io non lo vidi più.

Nostra madre andò davanti alle scuole e rimase lì, insieme a molta altra gente che si era radunata per conoscere la sorte degli arrestati.

Infatti, oltre a Michelino c’erano anche Martinetto, Destefanis e Garbolino. La mamma riuscì a intravvederlo solo perché lui si era avvicinato a una finestra. Mentre io ero fuggito a Sstura, i fascisti vennero a perquisire la nostra casa e andarono sicuri verso la botola sotto la conigliera.

Lì trovarono le tre pistole.

Inoltre saccheggiarono la casa, sequestrando documenti e fotografie.

Secondo le regole fasciste, la nostra povera casa doveva essere bruciata, perché aveva ospitato dei partigiani, ma per fortuna, questo non avvenne, in quanto dividevamo la proprietà con una persona anziana”.

Michelino subì la stessa sorte di Destefanis, Garbolino, Perrero e Spago.

Il 2 gennaio 1945 i parà del "Nembo" li consegnarono ai tedeschi, che dovevano vendicare l'uccisione di un soldato germanico a Collegno.

Vennero trasportati sul luogo dell'attentato, bendati e fucilati, uno alla volta.

Lì, in corso Francia 113, c’è un cippo con lapide che ricorda la loro “colpa”: quella di aver tanto amato la patria e la libertà.

f.b.