Riflessioni sulla visita al museo

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San Maurizio Canavese, maggio 2013

 

PENSIERI E RIFLESSIONI

 

Visitare le prigioni dei Partigiani con la mia classe è stata un’esperienza molto emozionante che rimarrà impressa nel mio cuore.

Chi avrebbe mai pensato che nei sotterranei della” mia “scuola  si trovasse un luogo così pieno di sofferenza e di dolore?

Camminare su quel pavimento ,lo stesso che è stato pestato da Partigiani e Fascisti,mi ha provocato uno strano “ brivido” lungo la schiena .

Per tre anni ho studiato in questa scuola e non ho ,minimamente, immaginato la meraviglia storica che si trovava sotto i miei piedi.

Ora che  so che cosa era  la mia scuola a quel tempo ,mi sento più legata alla storia del mio Paese e alle persone che in quei locali “ vi passarono”.

Airola Letizia 3°D

 

La visita è stata ,a dir poco, stupefacente per me.

Non pensavo che la società di settant’anni fa  fosse così diversa dalla nostra.

Le prigioni dei Partigiani sono un luogo dove  non si può dimenticare che cosa si è fatto e che cosa hanno “subito“ i nostri compaesani per regalare a noi giovani un “mondo“ migliore.

Cigalini Lorenzo 3°D

   

E’ stata una visita molto interessante e che mi ha “segnato” profondamente; non immaginavo che esistessero delle prigioni sotto l’edificio scolastico, proprio lì dove ogni giorno mi  reco  .

Muscat Luca 3°D

  

E’ stata una visita molto impressionante .

Soprattutto sapere che nei sotterranei della scuola, che ho frequentato per tre anni, ci sono le prigioni mi ha fatto riflettere sul valore della “ libertà”.

Le persone, che lì dentro sono passate, hanno combattuto per questa parola .

Crippa Andrea Nicole 3°D

 

Questa visita mi ha molto colpito. Mi ha sorpreso che tutto quel materiale sulla 2° Guerra mondiale sia “sotto“ di noi, ma quello che mi ha sorpreso di più sono i “nostri” partigiani che hanno lottato fino all’ultimo e con tutte le loro forze per preservare la PACE e l’incolumità di questo paese.

Asquino Luigi 3°D

 

E’ strano sapere che sotto le nostre classi ,sotto i nostri piedi ci sia stata una prigione .

La scuola, per noi, è il posto più sicuro dopo la casa,ma 70 anni fa non era così.

Penso che la parola più adatta per descrivere  i Partigiani di San Maurizio sia “eroi” e questo lo dimostrano tutte le testimonianze che sono state ritrovate negli scantinati della nostra scuola.

Bragagnolo Gloria 3°D 

 

Avevo già sentito parlare dei Partigiani attraverso lo studio della storia, ma non sapevo che la mia scuola era stata la “ loro “ prigione. Questo fatto mi ha stupito molto.

Sono contenta di essere stata accompagnata nella visita dal professor Brunetta perché ho imparato molte cose nuove, ho arricchito le mie conoscenze storiche .

E’ stato bello ed emozionante sentir raccontare dal professor Brunetta “le storie“ di tanti personaggi che hanno contribuito a rendere libera la cittadina di San Maurizio dai fascisti: anche pagando con la propria vita.

Terrone Cristina 3°D

 

Io penso che la mostra ,organizzata dove un tempo venivano tenuti prigionieri i partigiani nella nostra scuola, sia stata una cosa molto bella,perché è giusto che le persone,le quali si sono sacrificate per la Pace e per il nostro Paese, vengano ricordate come eroi e che gli errori commessi in passato non si ripetano più.

Ruggenini Alessandra 3°C

 

Mi ha impressionato il fatto di essere stato in un posto dove i partigiani hanno veramente sofferto.

 Geromel Samuele 3°C

 

La visita alle Prigioni partigiane è stata molto appassionante e misteriosa. La cosa che penso spesso è che negli scantinati della scuola, circa 70 anni fa, delle persone soffrivano e morivano. Col tempo queste prigioni sono state dimenticate fino a quando, nel 2012, il maestro Brunetta e il padre le hanno trasformate in un “museo”.

Starnai Daniele 3°C

 

E’ stato molto curioso, ma allo stesso tempo angosciante, recarsi in questi luoghi.

E’, comunque, stata una grande opportunità visitare questi posti pieni di sofferenza e paura, dove persone hanno sofferto per darci quella che noi oggi chiamiamo “normalità”.

Francesetti Alessia 3°C   

    

Se chiudo gli occhi sento ancora la paura e il respiro dei prigionieri, ma poi ne rimane solo il ricordo… La mostra fa ricordare molte cose.

Paganin Francesca 3°C  

   

Penso che la visita alle Prigioni sia stata molto bella e interessante; mi è piaciuto avere maggiori informazioni . Penso che la mostra sia molto importante per ricordare chi non ha tradito la Patria, anche se sottoposto a tortura .

Hutanu Elena 3°C    

     

Quando siamo andati a visitare le prigioni sono stato molto felice, soprattutto, di andarci accompagnato dal professor Brunetta, di cui ho iniziato a leggere il libro.

La visita mi ha interessato molto, soprattutto la storia dei partigiani caduti per liberare San Maurizio dai nazi-fascisti.     

Giors Andrea 3°C     

      

Ho trovato la visita nei sotterranei della scuola molto interessante.

Non avrei mai immaginato che, proprio nel mio paese, abbiano vissuto delle persone che, nel loro piccolo, hanno contribuito a cambiare la Storia.

Tanto meno avrei immaginato che proprio sotto la mia scuola si siano svolti, non molti anni fa dopotutto, eventi di questo genere.

Infatti, sono abituata a pensare che le vicende, che studio sui libri di scuola, appartengano ad un passato ormai remoto.

Invece, la visita mi ha fatto capire che la guerra e la Resistenza non si sono svolte poi così tanto tempo fa e che, forse, senza i partigiani, ciò che ho studiato potrebbe essere il mio presente.

Corne Alessandra 3°C

 

                           

 

ADDIO AD ANTONIO CAPRA

ADDIO AD ANTONIO CAPRA

 

SAN MAURIZIO - Antonio Capra, il portaordini della Divisione "Acqui" sopravvissuto al massacro tedesco sull’isola greca di Cefalonia nel settembre 1943 contro i soldati italiani, rei di non aver ceduto le armi, é mancato improvvisamente mercoledì. Di quel dramma che segnò la sua vita, era ormai uno degli ultimi superstiti. A gennaio, finalmente, gli fu conferita la “Medaglia d’Onore”, riconoscendogli il sacrificio e la scelta di aver detto “no” a nazisti e fascisti. La triste notizia si é rapidamente diffusa in paese, dove Toni, com'era chiamato familiarmente, era molto conosciuto come persona buona e generosa d'animo. Nativo di San Francesco al Campo, tra 9 giorni avrebbe compiuto 93 anni e per festeggiarlo fervevano i preparativi non solo in famiglia. I funerali si svolgeranno venerdì 22 novembre alle ore 14,15, con partenza dall'abitazione in via Giacomo Matteotti 87 a San Maurizio Canavese.       

I martiri dell'11 FEBBRAIO 1944

I MARTIRI DELL’11 FEBBRAIO 1944

 

11-febbraio 44

 

L’11 febbraio del 1944 San Maurizio Canavese visse uno dei giorni più drammatici del periodo della lotta di Liberazione.

I fascisti repubblicani giunsero da Torino in gran numero, al comando, addirittura, del federale Giuseppe Solaro, intenzionati a compiere una rappresaglia in seguito a un attentato partigiano ai danni di due esponenti del risorto partito fascista, fortemente sospettati di delazione.

Dopo aver circondato il paese, sistemato mitragliatrici e posti di blocco, iniziarono il rastrellamento, secondo precise indicazioni, segno che qualcuno li aveva informati bene, e arrestarono diversi uomini con l’accusa di favoreggiamento verso i partigiani.

Alcuni, come il prof. Carlo Angela, noto per la sua lontana militanza antifascista e l’infermiere Sante Simionato, furono fortunatamente rimessi in libertà, mentre gli altri prigionieri vennero portati presso il municipio, interrogati, minacciati di morte e picchiati.

 

Nel frattempo i fascisti di Solaro fecero uscire sia gli operai dalle fabbriche, sia la gente dalle case e, sotto la minaccia delle armi, li costrinsero a partecipare al funerale della segretaria del fascio femminile, uccisa due giorni prima nell’attentato.

Verso le 12,30 il corteo funebre transitò davanti al Municipio e tutti videro, con terrore, i condannati in attesa della fucilazione.

Poco dopo, mentre il feretro dell’uccisa proseguiva per il cimitero, una scarica uccise Guido Berta, gestore del Caffè della Stazione, Carlo Savarro, il segretario comunale e Giovanni Zoldan, il postino del paese. I “repubblichini”, fieri di aver ammazzato come cani “tre traditori della Patria”, abbandonarono il paese sgomento cantando “Giovinezza”.

Fu un crimine terribile, perpetrato contro tre persone estranee ai fatti e, dunque, innocenti.

Netta Corio e Don Osella caricarono uno alla volta i corpi delle vittime sulla “galiota” – il carretto ora esposto presso "Le PERSON dij PARTIGIAN" - e li portarono alla Chiesa Vecchia del cimitero.

I nomi dei tre “Martiri della Libertà” sono scolpiti su una lapide posta nella piazza del Municipio a loro dedicata.

(fb)

Aldo Devietti Goggia

Devietti-Goggia-Aldo

 

Aldo Devietti Goggia aveva vent'anni e faceva il partigiano sui monti di Corio. Mentre cercava di tornare a casa a Malanghero, frazione di San Maurizio, dopo lo svallamento in Francia a seguito dell'imponente rastrellamento nazifascista, fu catturato perché un portone chiuso di una cascina gli impedì la fuga e la salvezza tra i campi. Si dice sia stato trascinato dai fascisti legato a un loro automezzo fino a Grosso e fucilato. Era il 21 settembre 1944.

Sul luogo della fucilazione c'è un cippo, proprio sulla provinciale 2 al bivio per Corio, sempre ben curato e guarnito di fiori da parenti e vicini.

Venne eretto alla fine degli anni '80, in sostituzione dell'originario, logorato dal tempo e da uomini disattenti, a cura del Comune e dell'Anpi di Grosso per ricordare la sua triste.

Nel dopoguerra, alla sua memoria, i compagni gli fecero intitolare la via principale di Malanghero.

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(f.b.)     

L’aquilotto d’argento di Bruno Berta

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Bruno Berta era nato a San Maurizio Canavese il 2 giugno 1925.

Da poco tempo, per motivi di lavoro, la famiglia si era trasferita a Caselle, dove, ogni tanto, i nazifascisti facevano razzie di giovani da inviare al lavoro in Germania. Fu la madre Lucia, seppur addolorata, a consigliargli di fuggire. Partì la sera del 9 maggio 1944 assieme ad altri due compagni verso la Valle di Viù, dove si unì alla 19a Brigata Garibaldi comandata da Rolandino.

Dopo circa due mesi Bruno fece avere sue notizie: si trovava molto bene e gli era stato affidato l’incarico di magazziniere.

Anche lui dovette rifugiarsi in Francia sotto l’incalzare dei rastrellamenti tedeschi. Tornò successivamente al suo comando di Viù, dove si distinse per capacità e correttezza guadagnandosi il grado di comandante di distaccamento.

Purtroppo il 27 ottobre, probabilmente alle porte di Viù, mentre si recava, su ordine dei superiori, in un luogo dove sarebbero avvenuti dei lanci degli alleati, fu sorpreso da due tedeschi in borghese, che gli trovarono documenti compromettenti, mentre i suoi personali li aveva lasciati al magazzino partigiano.

Così il diciannovenne fu fatto salire su un camion con altri ragazzi che erano stati presi come ostaggi e portato alle prigioni di Lanzo.

Per rappresaglia, in seguito al ferimento di un tedesco, nel pomeriggio del 13 novembre 1944, insieme ad altri due giovani partigiani, Carlo Di Gennaro e Celeste De Filippi, fu portato a Nole, luogo della sparatoria.

Alla stazione li fecero scendere e li spinsero, bendati gli occhi, sui binari.

Da un secondo automezzo, fermo sulla strada, una mitragliatrice sparò e li uccise. Bruno, che non portava documenti e aveva il volto devastato dalle pallottole, fu riconosciuto soltanto parecchi giorni dopo, quando in una calza fu ritrovato “l’aquilotto” d'argento che gli aveva regalato mamma Lucia.

La sua tragedia, condivisa con Carlo e Celeste, è ora immortalata nel murale “resistente” inaugurato sabato 8 novembre 2014 presso la stazione di Nole.

Franco Brunetta